Le Faq: Frequently Asked Questions

Esistono due tipi di mascherine, i DPI, ovvero i Dispositivi di Protezione Individuale che sono suddivisi in tre classi: FFP1, FFP2 e FFP3 a seconda del grado di filtrazione e le mascherine chirurgiche che sono, invece, dispositivi medici. È bene conoscerli per poterli utilizzarli nel modo corretto.
I DPI sono maschere filtranti, possono essere del tipo FPP1, FPP2 e FPP3 a seconda del grado di filtrazione.

Esistono 2 modelli di DPI: con valvola e senza valvola.
I dispositivi con valvola filtrano l’aria in entrata (quella che si inspira), ma non filtrano l’aria in uscita (quella che si espira) che passa attraverso la valvola senza essere filtrata. Un soggetto positivo che indossa un DPI con valvola diffonde il virus (attraverso la valvola). Questi dispositivi proteggono dunque solo chi li indossa e non possono essere utilizzati per fronteggiare la SARS-COVID-2 visto l’alto numero di asintomatici positivi.

DPI CON VALVOLA
FARE LA SPESA -> NO, assolutamente NO
PUÒ INDOSSARLA UNA PERSONA INFETTA -> NO
PERSONA CHE ASSISTE PERSONA FRAGILE E/O PATOLOGICA -> NO
PERSONA CHE ASSISTE PERSONA INFETTA -> SÌ

I DPI senza valvola filtrano sia l’aria inspirata sia quella espirata proteggendo quindi sia chi li indossa sia chi gli sta attorno. Essendo nota l’esistenza di casi positivi asintomatici è sempre bene prediligere DPI privi di valvola.

DPI SENZA VALVOLA
FARE LA SPESA -> SÌ, mA è meglio lasciarla ai Sanitari, basterebbe una chirurgica
PERSONA INFETTA -> SÌ, mA è meglio lasciarla ai Sanitari, basterebbe una chirurgica
PERSONA CHE ASSISTE PERSONA INFETTA -> SÌ
PERSONA CHE ASSISTE PERSONA FRAGILE E/O PATOLOGICA -> SÌ

In generale è obbligatorio utilizzarla per chi DEVE visitare/assistere un caso positivo per più di 15 minuti a una distanza inferiore ai 50 cm.

Le mascherine chirurgiche offrono un grado di protezione inferiore rispetto ai DPI, ma risultano essere un’ottima protezione soprattutto se unite alle buone norme di comportamento come il distanziamento sociale: ovvero rimanere almeno a un metro di distanza da altre persone.
Le mascherine chirurgiche sono dispositivi che limitano il diffondersi del virus fermando l’aerosol generato, per esempio, da un colpo di tosse. È dunque essenziale che il materiale costituente sia in grado di filtrare le goccioline emesse, sulle quali potrebbe insidiarsi il virus.
La persona positiva asintomatica che indossa una mascherina chirurgica riduce quindi la possibilità di diffondere il virus. Verosimilmente una persona positiva asintomatica non sa di esserlo e quindi potremmo tutti essere positivi asintomatici e potenzialmente pericolosi. È dunque necessario che TUTTI la indossino.
Questo tipo di mascherine offre anche un minimo di protezione per chi le indossa perché la mascherina riesce a fare da barriera con il mondo esterno, limitando, sebbene in modo grossolano, che gocce di aerosol possano entrare in contatto diretto con il proprio volto.
La mascherina chirurgica è un dispositivo rivolto a tutta la cittadinanza.

FARE LA SPESA -> SÌ
PERSONA INFETTA -> SÌ , ma deve rimanere in quarantena
PERSONA CHE ASSISTE PERSONA INFETTA e/o FRAGILE -> NO, assolutamente NO

Prima di maneggiare una mascherina bisogna sempre lavarsi le mani. La mascherina deve essere indossata prendendola SOLO attraverso gli elastici, non bisogna mai toccare la parte che entrerà in contatto con la bocca. Una volta posizionata bisogna assicurarsi che la mascherina copra bocca e NASO. Lasciare il naso scoperto significa annullare totalmente l’efficacia della mascherina.

Prima di togliersi una mascherina è necessario sempre lavarsi le mani. Bisogna rimuovere la mascherina maneggiandola ESCLUSIVAMENTE dagli elastici. Non bisogna assolutamente entrare in contatto con la parte filtrante, in quanto, dopo l’utilizzo, potrebbe essere contaminata. Dopo la rimozione della mascherina è necessario lavarsi nuovamente le mani.

È possibile indossare una mascherina chirurgica se si ha la barba, sebbene sia sconsigliato.
Nel caso di DPI (FFP1, FFP2 e FFP3) la barba risulta totalmente deleteria poiché dimezza le capacità filtranti del DPI. Durante l’utilizzo del DPI la barba va completamente tagliata.
Il coronavirus ha dimensioni di circa 0.12 micron, fortunatamente non si sposta da solo, ma si muove solo attraverso delle goccioline di saliva che produciamo, per esempio, mentre parliamo, il famoso “droplets”. Queste goccioline sulle quali si annida il virus devono essere filtrate e hanno dimensioni di circa 1-5 micron.

Ma quanto è grande un micron? per capire quando è grande un micron prendete un righello, considerate ora un solo millimetro e immaginate di poterlo dividere in mille parti uguali: ecco quello è un micron. È necessario filtrare goccioline grandi dai 2 ai 5 micron (ovvero dai 2 ai 5 millesimi di millimetro).

Le mascherine in cotone sono mascherine composte da tessuto che è stato, per l’appunto, tessuto, ovvero sono composte da fibre verticali (ordito) e fibre orizzontali (trama) incrociate tra di loro come si può vedere nell’ immagine qui sotto. Tra le fibre orizzontali e verticali, inevitabilmente, si creeranno dei piccoli interstizi, dei buchi, attraverso il quale possono passare le goccioline di saliva sulle quali si annida il virus.

La foto sottostante è stata scattata con un microscopio, la griglia grigia è composta da quadrati di lato 2 millimetri. Possiamo vedere come tra le fibre ci siano dei buchi che hanno la dimensione di centinaia di micron, i più grandi anche mezzo millimetro, attraverso le quali le goccioline possono passare inosservate. Questo significa che la maggior parte delle mascherine in cotone o in generale in qualsiasi materiale che viene tessuto non sono in grado di filtrare piccole goccioline di saliva.

L’aria che esce dalla sua bocca quando espiriamo passerà dove troverà più resistenza o meno resistenza? Ovviamente passerà dove c’è meno resistenza.
La mascherina composta da filtro e cotone creano molto spesso una stratificazione troppo spessa. L’aria, in uscita dalla bocca, non riuscirà a passare attraverso la mascherina per via dell’eccessiva resistenza e dunque inizierà a uscire dai lati. Questo renderà la respirazione difficoltosa e la mascherina inutile. È, infatti, pacifico che il filtro non funziona se l’aria non gli passa attraverso.
Questo è il classico errore “del più ce n’è meglio è”. Questa logica NON vale per le mascherine. Non è detto che più strati ha una mascherina meglio funziona, anzi troppi strati rendono la mascherina inutile. Troppi strati hanno l’unico effetto di far cambiare percorso all’aria, non facendola passare attraverso il filtro e dunque non filtrandola.
Un altro problema legato alle mascherine con tasca è che il filtro non essendo solidale con la mascherina non darà nessun contributo, poiché l’aria gli girerà attorno.

Le mascherine in tessuto non tessuto sono fatte solitamente di Polipropilene o di Poliestere, e si tratta di fibre che non vengono tessute, quindi non esiste né ordito né trama. Le fibre vengono disposte in modo casuale e poi compattate. In questo modo non si creano dei buchi veri e propri (come nel caso dei tessuti simili al cotone) ma dei piccoli canali attraverso i quali l’aria, passando, viene filtrata per effetto elettrostatico e grazie all’impatto inerziale.

L’immagine sottostante è una foto scattata al microscopio elettronico. In basso si può vedere una riga composta da 10 segmenti. Ogni segmento è grande 10 micron. Quindi, a questi ingrandimenti, la gocciolina di saliva da 5 micron è grande come metà del segmentino.

Osservando l’immagine scattata al microscopio elettronico si può osservare come sulle fibre ci siano dei piccoli puntini grigio chiaro: si tratta di pulviscoli e piccole goccioline che hanno dimensioni pari e inferiori al micron, ovvero dimensioni simili alle goccioline di saliva infetta che vogliamo filtrare.

Questo dimostra che le mascherine in TNT Melt-blown sono in grado di filtrare piccole goccioline di saliva sulle quali si può annidare il virus.

Alla luce di ciò, vediamo cosa succede quando si parla attraverso una mascherina in TNT Melt-blown. Parlando l’aria con le goccioline esce dalla bocca, inizia a passare attraverso i vari cunicoli del melt-blown finché una fibra, quasi come una calamità, cattura le particelle lasciando passare solo l’aria…è lo stesso principio dello swiffer, solo che lo swiffer blocca particelle molto più grosse lasciando passare quelle più piccole!

Una mascherina per definizione NON può essere lavabile.

Se la mascherina deve filtrare l’acqua intrappolandola, non è possibile che in un ciclo di lavaggio la stessa acqua sia in grado di entrare nella mascherina, lavarla e poi uscire!

Una mascherina o filtra l’acqua o può essere lavata da essa. A prova di ciò non risulta alcun test eseguito su mascherine utilizzate e più volte lavate.

Tutte le mascherine sono usa e getta. Durante la respirazione l’aria, che contiene polveri, pollini, spore oltre a goccioline di saliva potenzialmente infette, passa attraverso la mascherina.

Questi pulviscoli sono i piccoli puntini grigio chiaro che si possono vedere nella foto della FAQ #10. È inoltre possibile vedere come le fibre di TNT meltblown siano in grado di catturarli.
Cosa succede dopo un ampio utilizzo? Come abbiamo visto il filtro della mascherina lavora lasciando passare l’aria tra i cunicoli del tessuto-non-tessuto del Meltblown catturando non solo virus e batteri ma anche pollini, polveri e spore. I pulviscoli imprigionati occludono parte dei cunicoli aumentano la resistenza della mascherina, dunque diminuendo il passaggio di aria. A seguito di un utilizzo eccessivo l’aria inizierà a uscire dai lati della mascherina non trovando più passaggi disponibili e dunque non verrà più filtrata.

Ovviamente non può essere lavata, perché la mascherina NON è in grado di lasciare andare ciò che ha imprigionato proprio perché è stata progettata per questo scopo.

Se il lavaggio fosse in grado di distaccare i pulviscoli dalle fibre, la mascherina non funzionerebbe bene come abbiamo visto nella FAQ #11.

Ricorda le mascherine in TNT, essendo fatte di polipropilene e/o poliestere sono riciclabili, ma l’Istituto Superiore di Sanità consiglia di gettarle nell’indifferenziato.

La durata di una mascherina viene sancita dalla vita utile del suo filtro. Quando il filtro sarà saturo, ovvero avrà riempito con polveri, spore, batteri e virus tutti i suoi pori/cunicoli, esso non sarà più utilizzabile.

La durata, dunque, dipende dall’uso che se ne fa, ovviamente se la mascherina viene usata in un posto impolverato durerà meno. Se la si usa per andare a fare la spesa, conservandola in ambiente asciutto, e investendola con del vapore di alcool, può essere tranquillamente usata più volte per massimo 4-8 ore cumulative.

Durante il processo di sanificazione è importante che la mascherina non entri mai in contatto diretto con l’alcool. Il motivo risiede nel fatto che spesso le mascherine subiscono un trattamento elettrostatico che viene totalmente annullato al contatto con alcool.

Noi proponiamo questo metodo di sanificazione:
Si prenda un sacchetto di plastica con chiusura ermetica. Inserire all’interno un po’ di alcool. Inserire anche la mascherina nel sacchetto senza che entri in contatto con l’alcool, magari aiutandosi con una molletta.

Aspettare 10 minuti che l’alcool evapori: l’alcool evaporando genererà dei fumi che passando attraverso la mascherina la santificheranno.

Attenzione, il processo di sanificazione ucciderà batteri e virus, ma polveri spore e pulviscoli rimarranno comunque all’interno. Una mascherina usata eccessivamente, avrà tutti i pori ostruiti dalle polveri e dunque non sarà più in grado di lasciar passare l’aria e conseguentemente perderà il suo potere filtrante, così come abbiamo visto nella FAQ #13.

Sebbene le mascherine in TNT siano generalmente costituite da Polipropilene (PP) e da elastici in TPU entrambi riciclabili al 100%, l’Istituto Superiore di Sanità indica di smaltirli nei rifiuti indifferenziati.
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